{"id":1075,"date":"2019-12-24T12:54:00","date_gmt":"2019-12-24T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europe-today.eu\/2019\/12\/24\/il-trauma-di-brexit-e-leuropa-prigioniera-fra-opposti-conservatorismi\/"},"modified":"2020-01-31T22:56:15","modified_gmt":"2020-01-31T21:56:15","slug":"il-trauma-di-brexit-e-leuropa-prigioniera-fra-opposti-conservatorismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europetodaymagazine.eu\/it\/2019\/12\/24\/il-trauma-di-brexit-e-leuropa-prigioniera-fra-opposti-conservatorismi\/","title":{"rendered":"Il trauma di Brexit e L&#8217;Europa prigioniera fra opposti conservatorismi"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1069 size-full\" src=\"https:\/\/www.europe-today.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flag-arrows.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.europetodaymagazine.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flag-arrows.jpg 1500w, https:\/\/www.europetodaymagazine.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flag-arrows-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.europetodaymagazine.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flag-arrows-768x410.jpg 768w, https:\/\/www.europetodaymagazine.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flag-arrows-1024x546.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/p>\n<p><em>by Mauro Casarotto |<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Con la strabordante vittoria nel Regno Unito dei Conservatori di Boris Johnson che hanno fatto della Brexit la loro bandiera programmatica, si avvicina la realizzazione del pi\u00f9 grande trauma della storia dell&#8217;Unione Europea. La prima volta che un paese decide di lasciare l&#8217;Unione e non certo un paese qualunque dato il peso demografico, economico, strategico, storico e culturale del Regno Unito. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">C&#8217;era stato, \u00e8 vero, il precedente della Groenlandia che, tramite referendum, decise di lasciare l&#8217;Europa. Si trattava tuttavia di una nazione di poche decine di migliaia di abitanti e, ancorch\u00e9 strategicamente rilevante nell&#8217;epoca della Guerra Fredda, la Groenlandia era (ed \u00e8) pur sempre un territorio facente parte del Regno di Danimarca. Oltretutto questo avveniva nel 1982 quando l&#8217;Europa era ancora &#8216;Comunit\u00e0 Economica Europea&#8217;, prima del varo del Trattato di Maastricht e di quello di Lisbona. Altre circostanze, altra rilevanza e soprattutto altra epoca. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tornando al 2019, c&#8217;\u00e8 da domandarsi come si sia finiti nel bel mezzo di una crisi come quella di Brexit che \u00e8 la crisi non soltanto del Regno Unito ma di tutto un continente e di un intero progetto politico. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nei suoi &#8216;Quaderni del carcere&#8217;, Antonio Gramsci annota una frase divenuta celebre: &#8216;La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi pi\u00f9 svariati&#8217;. Difficile trovare parole pi\u00f9 calzanti per descrivere l&#8217;attuale situazione europea&#8230; e forse non solo europea! <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Un fenomeno morboso che va consolidandosi in tutto il continente \u00e8 quello dell&#8217;emergere di due opposte forme di conservatorismo che stanno minando il destino delle nuove generazioni europee. La prima forma di conservatorismo \u00e8 quella dei cosiddetti <b>&#8216;sovranisti&#8217;<\/b>. Costoro vorrebbero retrocedere ad un assetto politico, sociale ed economico precedente, illudendosi di poter intercettare nuovamente un&#8217;epoca idilliaca ed eroica degli stati nazionali europei che (se mai effettivamente esistita!) \u00e8 oggi antistorica, certamente non riproducibile nelle circostanze attuali. Enorme infatti il divario tra passato e presente generato dai mutamenti degli assetti strategici, economici, tecnologici e demografici negli ultimi due secoli, e comunque a partire dalla fine dell&#8217;ultima guerra mondiale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Pensando a Brexit, per certi versi alcune nostalgie britanniche risultano umanamente comprensibili, se non altro come residui di un non troppo lontano e pertanto non ancora del tutto elaborato passato, soprattutto nel caso delle vecchie generazioni. Solo un secolo fa, infatti, l&#8217;Impero Britannico dominava sul 40% delle terre emerse e su un quarto della popolazione mondiale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La nostalgia del passato imperiale non colpisce solo il Regno Unito ed altri paesi europei, magari in forme diverse, ne risultano ancora influenzati. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nel Regno Unito, e non solo, quello sovranista \u00e8 un conservatorismo di <b>radice nostalgica<\/b>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Per capire quanto il dominio degli europei nel mondo sia oggi inattuale, \u00e8 sufficiente ricordarsi questo banale dato: nel 1965 gli europei erano il 14 % della popolazione mondiale, oggi solo il 7 %. Gli europei! Figurarsi i soli inglesi, i soli francesi o i soli italiani! Che cosa conteranno i 60 o poco pi\u00f9 milioni di italiani, francesi o inglesi entro pochi decenni quando saremo in dieci miliardi e in chiss\u00e0 quali condizioni ambientali ? <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">I sovranisti pi\u00f9 aggressivi auspicano la dissoluzione dell&#8217;Unione Europea, o quanto meno l&#8217;uscita del loro paese dall&#8217;Unione. Quelli pi\u00f9 moderati si accontenterebbero della marginalizzazione o dell&#8217;indebolimento del ruolo politico<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>della UE e dello svincolo del loro paese dalle principali forme di cooperazione e accordi tra gli stati miranti ad una maggiore integrazione sociale, economica e finanziaria, in primis i parametri di Maastricht e l&#8217;Euro. Torniamo pi\u00f9 divisi e meno interdipendenti, come una volta. Ognuno faccia da s\u00e9. Questo \u00e8 il programma politico del sovranismo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La seconda forma di conservatorismo \u00e8 quella dei cosiddetti <b>&#8216;europeisti&#8217;.<\/b> A differenza dei sovranisti, gli europeisti sono persuasi del fatto che l&#8217;ognuno-faccia-da-s\u00e9 sia un&#8217;agenda politica inattuale e suicida, date le sempre meno influenti dimensioni e peso degli stati e staterelli europei. Gli europeisti, perlopi\u00f9, percepiscono l&#8217;Unione Europea come un assetto incompiuto e ne chiedono pertanto la riforma, in diverse e scoordinate forme. Diverse e scoordinate dato che non esiste un singolo movimento, partito o organizzazione europeista che sia in grado di sinterizzare entro s\u00e9 le varie posizioni e fare fronte comune. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">L&#8217;europeismo \u00e8 quindi, in questo simile al sovranismo, un sentire trasversale che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>afferisce a diverse parti della societ\u00e0, diversi partiti e movimenti. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Partiti e movimenti, quelli europeisti, che vorrebbero <b>mantenere lo status quo dell&#8217;Unione Europea<\/b> in maniera sostanzialmente acritica. Le richieste di &#8216;riforme&#8217; da parte del fronte europeista, infatti, non intaccano mai la vera origine e causa dei gravi problemi strutturali che l&#8217;Unione Europea ha ampiamente dimostrato di avere in s\u00e9. Le riforme proposte, ammessa e non concessa la realizzabilit\u00e0 dato che occorre oggi mettere d&#8217;accordo 28 stati secondo le regole del sistema intergovernativo, impediscono di fatto all&#8217;Unione stessa di progredire, e forse anche di sopravvivere al nuovo millennio. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questo secondo conservatorismo, quello europeista, ha una <b>radice nella paura<\/b>. Paura di perdere quella blanda unit\u00e0 europea finora acquisita. E allora pur di non perderla, l&#8217;Unione Europea, si \u00e8 disposti ad accettare tutti i principali <b>errori di sistema<\/b> che sono stati inseriti nella sua costruzione e riportati nel Trattato di Lisbona che ne definisce l&#8217;attuale forma e funzionamento. Ma andiamo con ordine.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Cosa pensano i cittadini europei dell&#8217;Unione? I dati di Eurobarometro ci dicono che il consenso verso la UE \u00e8 in generale crescita se \u00e8 vero che, calcolando la media di tutti i 28 paesi, il 68% degli interpellati &#8211; perfino il 59% dei cittadini del Regno Unito! &#8211; dichiara di credere che il suo paese abbia avuto un beneficio dall&#8217;appartenenza all&#8217;Unione. Un caso emblematico \u00e8 quello dell&#8217;Italia, paese fondatore e storicamente in prima linea nel processo di creazione dell&#8217;Unione Europea (gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi sono ufficialmente considerati padri fondatori della UE). Nel 2009 l&#8217; Eurobarometro dipingeva una situazione nella quale gli italiani si dicevano per il 69% persuasi che l&#8217;appartenenza alla UE fosse un vantaggio per il loro paese, contro il solo 42% della rilevazione di quest&#8217;anno. Un&#8217;emorragia netta di 27 punti percentuali di consenso in 10 anni! L&#8217;Italia da paese fondatore e propulsore dell&#8217;unit\u00e0 europea \u00e8 divenuta fanalino di coda in termini di consenso e fucina, assieme al Regno Unito, al partito di Le Pen in Francia e ai blocchi che fanno riferimento al gruppo di Visegrad, delle pi\u00f9 forti sacche di malcontento e risentimento nei confronti dell&#8217;Unione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tornando al Regno Unito, \u00e8 bene ricordare come, nel referendum per l&#8217;adesione alla Comunit\u00e0 Europea del 1975, i sudditi di sua maest\u00e0 votarono per il 67% in favore dell&#8217;Unione, con le percentuali favorevoli pi\u00f9 basse in Scozia e in Irlanda del Nord. Nel referendum su Brexit il fronte del &#8216;Remain&#8217; ebbe il 48% con le percentuali pi\u00f9 alte proprio in Scozia e Irlanda del Nord, oltre ad alcune aree particolari come il centro di Londra e le citt\u00e0 universitarie di Oxford e Cambridge. Una situazione radicalmente cambiata, in certi aspetti ribaltata. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Che cosa \u00e8 successo in questi anni? Il consolidamento di un fronte politico sovranista con partiti e movimenti molto attivi nella propaganda e nell&#8217;antagonismo alla UE ha velocemente accentuato la <b>polarizzazione<\/b> attorno alla questione europea che \u00e8 divenuta ogni giorno pi\u00f9 centrale nel dibattito pubblico e ogni giorno meno scontata rispetto al passato, quando l&#8217;europeismo di massa era fondamentalmente dato per acquisito. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il politico sovranista ha capito che pu\u00f2 intercettare un importante filone di elettorato esacerbando questo antagonismo e facendo leva sull&#8217;insoddisfazione della gente. L&#8217;esempio pi\u00f9 lampante \u00e8 appunto Brexit con il progressivo spostamento del Partito Conservatore britannico dal campo del pro-Remain (l&#8217;ex premier Theresa May era notoriamente in favore della permanenza nella UE) al pro-Leave, a tal punto che Johnson \u00e8 riuscito a sostituire May alla guida del partito e del governo, imponendo una polarizzazione ancora pi\u00f9 aggressiva attorno all&#8217;intero dibattito sulla UE.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">E&#8217; fin troppo facile per i sovranisti elencare le inadeguatezze e i fallimenti dell&#8217;Unione Europea. Ed \u00e8 un&#8217;illusione di parecchi europeisti quella di credere che la propaganda del sovranismo sia nutrita solo grazie alle fake news. Alcuni fallimenti sono incontestabili, come l&#8217;incapacit\u00e0 di gestire le crisi dei migranti in maniera coordinata e l&#8217; assenza di una politica estera europea che possa influire sugli assetti e sulle crisi globali, la famosa questione dell&#8217;Europa &#8216;nano politico&#8217;. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mutamento climatico, inquinamento, problemi di sovrappopolazione, ineguaglianze sociali ed economiche, conseguenti crisi migratorie, conflitti regionali, tra cui quelli vicinissimi in Medio-Oriente e Nord Africa&#8230; alzi la mano chi seriamente pensa che l&#8217;Unione Europea cos\u00ec come \u00e8 oggi, dominata dagli interessi nazionali e dai ricatti e veti incrociati fra i singoli stati e staterelli e fra i singoli partiti e leader politici, possa essere protagonista della soluzione di queste soverchianti ed urgenti questioni! <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ora, e lo scrivo anche rivolgendomi a tanti amici europeisti, non \u00e8 che l&#8217;Unione Europea sia in crisi, ferma al palo da decenni nella sua incapacit\u00e0 di adeguarsi e far fronte alle attuali sfide globali, semplicemente perch\u00e9 va attraversando una crisi di consenso in grandi paesi come l&#8217;Itala e il Regno Unito ma \u00e8 anzi la crisi di consenso il campanello d&#8217;allarme, il sintomo che qualcosa non funziona, che \u00e8 in atto un veloce scollamento con larghe fette di opinione pubblica. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Se l&#8217;opinione pubblica \u00e8 passata dall&#8217;indifferenza all&#8217;ostilit\u00e0, questo non \u00e8 successo in una sola notte, ma \u00e8 stato frutto di un processo generato dal vero errore di sistema che alimenta e continuer\u00e0 sempre di pi\u00f9 ad alimentare la perdita di fiducia e di consenso se non l&#8217;aperta ostilit\u00e0 nei confronti dell&#8217;unit\u00e0 europea. <b>Questo errore di sistema \u00e8 il metodo intergovernativo<\/b>. Certo le fake news giocano un ruolo pesantissimo rispetto la situazione complessiva ma per gli europeisti il dare la colpa di questa crisi dell&#8217;idea di unit\u00e0 europea solo alla propaganda dei sovranisti rischia di rivelarsi un pessimo esercizio di analisi a forte carattere auto-consolatorio e auto-assolutorio, rispetto alle reali contraddizioni dell&#8217;Unione. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nell&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;idea di Unione Europea sempre pi\u00f9 stati erano stati attratti nell&#8217;Unione (6 paesi alla fondazione nel 1957, 9 nel 1973, 12 nel 1986, 15 nel 1995, fino agli attuali 28) con evidente accelerazione dalla dissoluzione dell&#8217;URSS che ha condotto molti paesi dell&#8217;Europa orientale a volgersi verso occidente. Si \u00e8 cos\u00ec creata l&#8217;illusione che il processo di unit\u00e0 dei paesi del continente fosse solo una questione di tempo (prima o poi entreranno tutti!) e non di sistema (come deve essere architettata una unione continentale affinch\u00e9 sia stabile, efficiente e democratica?). Oggi deve risultare chiaro a tutti che il sistema &#8211; Unione Europea non \u00e8 pi\u00f9 funzionale e generer\u00e0 sempre pi\u00f9 contraddizioni e crisi fra gli stati contraenti, fino a una tutt&#8217;altro che improbabile <b>dissoluzione<\/b>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Gli europeisti in genere reagiscono a questa situazione richiedendo pi\u00f9 <b>&#8216;sovranit\u00e0 europea&#8217;<\/b> ma, quando si tratta di declinare questo concetto, fanno il tragico errore di riferirsi alla sovranit\u00e0 europea come all&#8217;applicazione di <b>pi\u00f9 integrazione<\/b> nell&#8217;area delle singole politiche: ovvero pi\u00f9 integrazione nella politica della difesa, pi\u00f9 integrazione nella politica agricola, nella politica estera, e cos\u00ec via. In pratica gli europeisti non chiedono l&#8217;evoluzione rispetto all&#8217;attuale matrice intergovernativa della UE, ma pensano (sperano?) che questa matrice intergovernativa, con l&#8217;introduzione di sempre pi\u00f9 aree di collaborazione attorno alle singole specifiche politiche, si trasformi un bel giorno in qualcosa di diverso. Forse una repubblica europea intergovernativa generata da qualche riforma del Trattato di Lisbona? O forse uno stato federale? <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Purtroppo il sistema intergovernativo non ha nulla a che spartire con gli standard degli <b>autentici stati federali<\/b> come la Svizzera o gli Stati Uniti d&#8217;America, nei quali una costituzione approvata dai cittadini o comunque dai loro rappresentanti garantisce la sovranit\u00e0 dei singoli stati membri, ponendo dei fermi limiti ai poteri del governo federale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il sistema intergovernativo \u00e8 un tipico risultato dei trattati tra gli stati. Trattati che sono sempre negoziati dai capi di governo e dai quali gli stati possono, in qualunque momento, recedere, esattamente come sta facendo oggi il Regno Unito. Questo avviene perch\u00e9 la logica dei trattati intergovernativi \u00e8 radicalmente diversa da quella di una costituzione che deve sempre valere erga omnes e che, sola, \u00e8 in grado di produrre quel passaggio tra un sistema intergovernativo e uno federale, come \u00e8 avvenuto negli USA nel 1789 e in Svizzera nel 1848. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nel 2003, il goffo tentativo affidato ad una convenzione intergovernativa di dotare la UE di una Costituzione era gi\u00e0 nato nel suo stesso nome, <i>&#8216; <\/i><b><i>Trattato<\/i><\/b><i> che adotta una <\/i><b><i>Costituzione<\/i><\/b><i> per l&#8217;Europa &#8216;,<\/i> sotto il segno dell&#8217;ossimoro. Un trattato infatti non potr\u00e0 mai essere una costituzione (e viceversa) in quanto dalla costituzione non si recede &#8211; come si pu\u00f2 invece fare con un trattato &#8211; se non varando una nuova costituzione o con l&#8217;accordo di tutte le parti, o in modo violento tramite conflitto, come \u00e8 avvenuto negli USA durante il tentativo di Secessione degli stati del sud del 1861-65. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Come ama ripetere il mio amico Leo Klinkers, co-autore degli &#8216; <i>European Federalist Papers &#8216; <\/i>una donna o \u00e8 gravida o non \u00e8 gravida. Non si da in natura uno stato di semi-gravidanza. Allo stesso modo un documento o \u00e8 una Costituzione o non lo \u00e8. E se non lo \u00e8, magari \u00e8 solo un altro trattato intergovernativo che non risolve gli errori di sistema di cui soffre la UE. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nel sistema intergovernativo della UE, riuniti all&#8217;interno del Consiglio, i capi di governo dei singoli stati fungono da decisori finali. Le decisioni sono prese in base ai rapporti di forza esistenti fra i singoli governi nazionali, spesso sotto la minaccia di ricatti e veti incrociati, in nome della sovranit\u00e0 di ciascuno stato. Sovranit\u00e0 degli stati, si badi, non dei cittadini! <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il Parlamento Europeo infatti rappresenta s\u00ec i cittadini dei singoli stati ma \u00e8 sprovvisto del potere di iniziativa legislativa che \u00e8 solo della Commissione. La Commissione a sua volta \u00e8 composta da individui nominati, ancora una volta, dai governi nazionali, non sulla base dell&#8217;esperienza e della competenza dei singoli commissari (che dovrebbero essere l&#8217;equivalente dei ministri) ma secondo la logica della parcellizzazione e suddivisione delle deleghe tra tutti i 28 paesi; dove ovviamente i ruoli pi\u00f9 importanti sono appannaggio degli stati pi\u00f9 forti. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">In breve, il Parlamento Europeo non pu\u00f2 decidere se non con il consenso della Commissione e del Consiglio, ovvero dei governi nazionali. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Confrontino gli amici europeisti la differenza di poteri tra il Parlamento Europeo e il Congresso degli Stati Uniti d&#8217;America, e non potranno che rendersi conto di quanto l&#8217;Unione Europea sia distante da rappresentare un assetto federale e quanto i veri dominus restino i leader dei singoli governi nazionali che, come peraltro stabiliscono i trattati, non permettono n\u00e9 al Parlamento di fungere da vero legislatore n\u00e9 alla Commissione di fungere da governo federale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ecco perch\u00e9 quando i sovranisti, di fronte a qualsiasi problema irrisolto come ad esempio la crisi dei migranti, chiedono &#8216;ma l&#8217;Europa che fa&#8217;, creano una mistificazione. Non sono infatti le istituzioni europee, il Parlamento e la Commissione, a decidere (o meglio <b>non decidere<\/b> nel caso della crisi dei migranti!) ma sempre i singoli governi riuniti nel Consiglio. Quando questa domanda viene posta gli europeisti abboccano al gioco sovranista correndo velocemente a fornire l&#8217;immancabile elenco delle cose positive fatte dall&#8217;Unione Europea in quello o quell&#8217;altro campo e cercando di convincere la gente che la UE \u00e8 la cosa migliore che abbiamo. E intanto, fra l&#8217;azione dei due conservatorismi, Brexit arriva e apre la strada ad altre possibili -exit. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Se siete arrivati alle ultime righe di questo articolo, vi invito a pensare al concetto di sovranit\u00e0. Esso \u00e8 usato come un grimaldello divisivo dai sovranisti,che parlano di <b>sovranit\u00e0 degli stati<\/b> e dei governi ed \u00e8 mal compreso da molti europeisti, che vi oppongono il concetto di <b>sovranit\u00e0 europea<\/b> ma come estensione del metodo intergovernativo (e quindi dei suoi vizi, e ancora una volta di fatto alla sovranit\u00e0 degli stati &#8211; decisori del Consiglio) a un numero sempre maggiore di aree e ambiti. Dovremmo invece focalizzarci per prima cosa sulla <b>sovranit\u00e0 dei cittadini<\/b>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La sovranit\u00e0 degli stati va invece confrontata, nello scenario globale, con la realt\u00e0 del sistema economico (multinazionali, grandi corporations, centri d&#8217;interesse, etc.) e dell&#8217;apparato tecnologico (al quale si associano interconnessione e comunicazione globale) che rendono ogni giorno pi\u00f9 impotenti i singoli stati, il cui poter d&#8217;azione \u00e8 sopravanzato dall&#8217;efficacia e dalla velocit\u00e0 di poteri di fatto superiori e rispetto ai quali l&#8217;unico contenitivo efficace pu\u00f2 essere quello di grandi assetti federali che, assestandosi su grandezze di scala nettamente superiori, creino una sufficiente capacit\u00e0 politica per affrontare le grandi questioni globali, in primis quella ambientale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Prima che sia troppo tardi, i cittadini europei dovranno essere resi coscienti della vera <b>opzione storica<\/b> che hanno di fronte e sulla quale hanno la responsabilit\u00e0 di decidere anche per le future generazioni. Questa opzione storica non \u00e8 certo quella tra il sovranismo e l&#8217;attuale Unione Europea intergovernativa (dualismo fra conservatorismi che \u00e8 stato di fatto proposto nel caso di Brexit) ma quella tra il ritorno a sempre pi\u00f9 piccoli, deboli e insignificanti staterelli europei e la creazione di un&#8217; Europa federale<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>basata su una vera e propria Costituzione. Solo quest&#8217;ultimo assetto \u00e8 in grado di mantenere salve sia le peculiarit\u00e0 sociali ed economiche dei singoli stati, i cui cittadini non vogliono essere omologati o assimilati, che gli <b>interessi comuni<\/b> di tutti gli stati e di tutti i cittadini europei. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Come la vicenda Brexit ha ampiamente dimostrato, questo passaggio all&#8217;Europa federale sar\u00e0 possibile solo se assecondato da un vasto consenso della base. Per fare questo \u00e8 necessario presentare all&#8217;opinione pubblica, in maniera semplice, pulita ed ordinata la vera natura dei sistemi federali e spiegare una volta per tutte che per fare dell&#8217;Europa una federazione e cogliere tutti i vantaggi del metodo federale, occorre superare in maniera netta l&#8217;attuale assetto intergovernativo della UE. Quest&#8217;unico programma politico \u00e8 in grado di smontare gli argomenti e la propaganda dei sovranisti. Gli europeisti sono pronti a intraprendere questa via ?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-252 alignleft\" src=\"http:\/\/www.europe-today.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/\u200bMauro-Casarotto-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"80\" height=\"80\" \/> <span style=\"color: blue;\"><strong>Mauro Casarotto<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by Mauro Casarotto | Con la strabordante vittoria nel Regno Unito dei Conservatori di Boris Johnson che hanno fatto della Brexit la loro bandiera programmatica, si avvicina la realizzazione del pi\u00f9 grande trauma della storia dell&#8217;Unione Europea. 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